Giovanni Fusco: musicista compositore per film e cinema  
 
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Giovanni Fusco: musicista compositore per film e cinema - La Vita - biografia
"La musica è la luce, l’anima del film."
- Giovanni Fusco -
 
 

Studi su Giovanni Fusco

GIOVANNI FUSCO: IL PADRE DELLA MODERNA MUSICA DA FILM - TERZA PARTE di Sonia Picozzi

 

TRA SPERIMENTALISMO E DOCUMENTARISMO

Giovanni Fusco

 

FERNARDO CERCHIO

Fernando Cerchio fa parte di quella schiera di documentaristi che, «spinti dalla forza delle cose, partecipano alla creazione di un’atmosfera che si oppone a quella dei “telefoni bianchi” e, anzi, la distrugge implacabilmente» (1) . Tutti quelli che pretendevano dal cinema una risposta autentica, con personaggi di tutti i giorni, sollecitavano questa risposta soprattutto dal documentarismo (2).
Di conseguenza quale migliore collaboratore poteva trovare, per le colonne sonore dei suoi film, se non il musicista-mecenate Giovanni Fusco che di lì a poco incontrerà il giovane Antonioni e che aveva creato, insieme a Venturini e a Messeri, la Films, una società di produzione specializzata in documentari? E del resto, per quelle che sono le caratteristiche tipiche della maniera fuschiana, a cui abbiamo accennato nell’introduzione (eclettismo, essenzialità ed economicità, sobrietà, purezza e semplicità, equilibrio), quale migliore esercizio per la poetica del nostro compositore se non quello del documentario? Anche perché rimane l’unico modo per adempiere ad una sorta di dichiarazione d’intenti essendo Fusco un «non intellettuale», come lo ha definito Ermanno Comuzio (3).
Fernando Cerchio, uno dei migliori documentaristi del periodo, «in Comacchio insegue l'andare lento di un tempo ai margini della miseria, con un bianco e nero che si incupisce in violenti contrasti oppure si stempera in una ricorrente lentezza dei grigi»(4), che bene si sposa con il contrappuntismo polifonico fuschiano.

• Rumore del treno in sottofondo.

ISTITUTO NAZIONALE LUCE
Presenta
COMACCHIO
Fotografia Mario Damicelli
Montaggio Fernando Cerchio
Musica Giovanni Fusco
Diretta da Fernando Previtali
Regia Fernando Cerchio

• Città riflessa nell’acqua.
Piano solo con accezioni dodecafoniche e reminiscenze stravinskijane.
• Barcaiolo.
• Bambini.
• Pescatori.
Fine musica
• primo piano dei piedi di una donna, si ode il rumore  dei suoi tacchi.
Musica sinfonica.
• Voce off parla di Comacchio, vedute panoramiche della città, uccelli cantano in sottofondo, il narratore parla della pesca delle anguille, si ode il suono provocato dal vento.
Il commento musicale svolge un tema di fiati, che ricordano il fagotto di Petruska ed un richiamo di caccia contrappuntato dal suono del vento e del mare in tempesta, per diventare orchestrale e sinfonico, di un sinfonismo pulito e scabro, «modernizzato», vagamente seriale.
• Anguille.
• Tuoni, lampi, pioggia, il narratore parla ancora delle anguille.
• Notte, cielo nuvoloso, la voce off racconta dei pescatori che escono per lavorare.
Torna il tema vagamente stravinskiano che si era appena concluso in diminuendo.
• Pescatori a lavoro.
La musica cambia diventando più piana, il ricordo di Stravinskij si perde per lasciare il posto ad una orchestrina sinfonica che ci narra il lavorio dei pescatori.
• Barconi pieni di anguille arrivano a Comacchio per la lavorazione.
Fine musica.
• Il gallo canta e si odono i rintocchi delle campane ad annunciare l’arrivo del nuovo giorno.
Torna la musica marcettistica e trionfale.
• Si innalzano le vele dei pescherecci - FINE.  

Una produzione
ICET
GENTE COSÌ
Titoli su nero con musica da piccola orchestra raffinata e scarna, tipica della maniera fuschiana.
Di N. GUARESCHI
Diretto da FERNANDO CERCHIO
Con VIVI GIOI, A.RIMOLDI, C. PILOTTO
Sceneggiatura L. BENVENUTI, F. CERCHIO, N. GUARESCHI, G. VENTURINI, G. VIGORELLI
Fotografia A. GALLEA
Aiuto regista C. RAGIONIERI
Assistente alla regia F. SALVADORI
Prodotto da G. VENTURINI
Musica di GIOVANNI FUSCO
Diretta da FERNANDO PREVITALI
Fine titoli, fine musica. Bianco e nero.

• Carrellata panoramica.
Musica di sottofondo accompagna voce off narrante.
• Dissolvenza incrociata, particolare di una cartina geografica, la voce off legge un verbale di giunta comunale, la macchina da presa si muove ad inquadrare in primo piano colui che legge. Riunione della giunta, all’ordine del giorno c’è la valutazione della proposta di costruzione di una diga.
• Stacco, esterno, campo totale della piazza, arriva un motociclista.
• Stacco, interno del comune, sentono il rumore della moto.
Musica orchestrale.
Vanno alla finestra, guardano fuori poi escono, il conducente della moto è una donna, sta parlando.
Fine musica.
Si presenta come la nuova maestra, Teresa. La gente le indica la strada per la scuola dopo averla critica per la sua condotta scandalosa, una donna in moto e per di più con i pantaloni.
• Teresa si avvia scontrandosi con un uomo che sta scappando, discutono, lui la scambia per un uomo poi va via. Sopraggiungono due uomini in divisa, due finanzieri, che le chiedono la direzione che ha preso il fuggitivo e lo seguono. Lei via in moto.
Musica da inseguimento comico tipo macchiettistico.
I due continuano l’inseguimento dell’uomo che si nasconde in chiesa.
Fine musica.
Il fuggitivo entra nel confessionale ed il prete, capendo chi è, insiste perché si confessi realmente.
• Teresa bussa alla porta della scuola.
La musica in crescendo fino a fare da sottofondo alle chiacchiere di Teresa con chi le apre la porta, finisce quando Teresa entra.
• Dissolvenza incrociata, interno del nuovo alloggio di Teresa.
• Dissolvenza incrociata, esterno, Teresa trova un uomo biondino nascosto nel suo giardino.
• Interno della chiesa, il prete con il fuggitivo che è il «compare» del biondino nel giardino di Teresa.
• I due finanzieri uscendo dalla chiesa incontrano il sindaco, che li invita a bere con lui.
• Interno della chiesa, il fuggitivo va via aiutato dal prete.
• Esterno, il fuggitivo, Gian, si avvia alla scuola a recuperare il biondino, una donna lo segue. Quando arriva alla scuola vede la moto, la prende a calci e questa si accende attirando fuori Teresa, iniziano a battibeccare. Nel mentre la ragazza che seguiva Gian si fa notare dal biondino che va ad abbracciarla di nascosto. Gian e il biondino vanno via.
• Dissolvenza su nero, campo totale del giardino di Teresa con la moto in primo piano.
Musica nella forma di ouverture in tempo moderato fresca e bucolica che mima un risveglio.
• Stacco, mattina, Teresa alla finestra poi mentre fa ginnastica saluta il pastore.
Fine musica.
• Dissolvenza incrociata sul primo piano di Teresa che indignata chiude la finestra.
• I bambini nella classe, si sente la campana di inizio lezione.
• Dissolvenza incrociata, un bambino fa i compiti a casa.
Musica di sottofondo in crescendo dal più che pianissimo al forte.
• Tutte le madri vanno a protestare dal sindaco per la condotta didattica della nuova maestra.
Fine musica.
• Il sindaco e la giunta leggono i compiti che Teresa ha assegnato ai bambini.
• Dissolvenza incrociata, Teresa in classe con gli alunni.
• Tutto il paese va alla scuola a protestare.
Musica battagliera.
• Interno scuola.
Fine musica.
• Il sindaco e la giunta si fanno consegnare i quaderni dei compiti a casa e ne discutono con Teresa. Arriva anche Gian a controbattere sulle ragioni  di Teresa. Dalle finestre i cittadini partecipano alla controversia. Teresa tira fuori la questione della diga attirando, così, l’attenzione dei paesani e portandoli dalla sua parte. I cittadini si scontrano col sindaco e con la giunta.
In sottofondo musica eroica che va in crescendo mentre litigano.
• Dissolvenza incrociata, esterno, il popolo si avvia diviso in due file.
• Gian sorprende il biondino con la ragazza.
Fine musica.
• Il biondino comunica a Gian che ha ricevuto la chiamata per il militare e Gian gli da dei soldi.
Musica.
• Dissolvenza su nero, Gian riceve una lettera ma non sa leggere.
• Dissolvenza incrociata, Gian si avvia parlottando da solo, si ritrova davanti alla scuola e decide di farsi leggere la lettera da Teresa.
Fine musica.
• Interno scuola, Teresa legge la lettera a Gian, è del biondino, poi Gian gli detta la risposta.
Musica romantica e poi giocosa.
• Teresa scrive la lettera poi gliela legge.
Fine musica.
• Teresa prende la mano di Gian e lo aiuta a firmare la lettera.
Musica romantica ma non scontata.
• Dissolvenza incrociata, primo piano della lettera.
La musica diventa giocosa ma anche, a tratti, malinconica.
• Gian cerca di rifare da solo la sua firma.
• Dissolvenza incrociata, Gian esce.
La musica sfuma per riprendere il tema variato e più mosso con un ostinato ritmico di archi che danno un sapore estremamente moderno ad un commento altrimenti sinfonico. Per finire quando:
• Gian entra in classe dove trova Teresa che lo stuzzica al fine di spingerlo e stimolarlo a farsi insegnare a leggere e a scrivere.
Il tema mosso e giocoso viene smorzato da un ostinato scarno e lugubre. La musica finisce in cadenza netta e brusca su:
• Gian riesce finalmente a sedersi al banco per imparare. Teresa esce lasciandolo ad esercitarsi.
Musica.
• Dissolvenza incrociata, primissimo piano di una macchina per scrivere, Teresa scrive a macchina.
• Dissolvenza incrociata, esterno, degli uomini parlano della diga, Gian gli passa davanti mentre va alla scuola.
Torna il tema mosso e giocoso che diventa il tema di Gian e della sua voglia di alfabetizzazione.
• Interno scuola.
Il tema di Gian diventa romantico e va a finire quando:
• Gian inizia a leggere le parole scritte sulla lavagna, la prima che legge è: «musica», poi iniziano a discutere di politica.
• Dissolvenza su nero, esterno, da una macchina distribuiscono il giornale «La voce del popolo». Tutti leggono l’articolo sulla diga in cui sono riportate le stesse parole dette dalla maestra.
• Le due fazioni si incontrano in piazza e fanno a botte, il primo a partire è Gian, finché il prete suona la campana ed esce per allontanarli dalle porte della chiesa. Gian rimane solo.
Musica magniloquente.
• Dissolvenza su nero.
La musica diventa giocosa e birichina.
Gian e un ragazzo scrivono sui muri che il consiglio comunale è venduto. Gian scrive: «abbasso il prete». Il prete lo vede e, dopo che lui se n’è andato, gli corregge l’ortografia.
• Gian e Teresa, che cerca di trattenerlo e dissuaderlo dal suo intento di impedire i lavori alla diga.
• Dissolvenza incrociata, Teresa va ad avvertire il prete che i cittadini sono partiti per una spedizione punitiva verso i tecnici del governo.
Musica di battaglia.
• Dissolvenza incrociata, Teresa, il prete ed il consiglio comunale vanno incontro ai cittadini che hanno legato i tecnici.
• Arrivano due soldati dal barbiere che è anche il sindaco e lì trovano Gian protetto dal sindaco.
• Il prete durante la messa, coadiuvato dal sindaco, raccoglie le offerte per Gian che aspetta in sacrestia.
La musica sale in crescendo.
• Gian esce e trova Teresa ad aspettarlo con la motocicletta per accompagnarlo alla stazione.
• Dissolvenza incrociata.
Fine musica.
Gian e Teresa sono alla stazione, arriva il treno lei lo bacia e lui va via.
• Dissolvenza su nero, Gian in una periferia di città assiste ad una manifestazione di operai in sciopero, uno gli offre un lavoro, lui lo segue.
Musica.
Il compito per cui è stato assunto Gian è l’affissione di manifesti contro lo sciopero. Gli scioperanti lo vedono e lo picchiano.
La musica in crescendo fino a finire mischiandosi al suono di una sirena.
Tutti scappano, Gian li segue e fanno amicizia, uno gli dice: «siete gente curiosa voi della montagna!» e lui risponde: «siamo gente così…». Lo mandano a lavarsi il viso e mentre lui è lontano fanno la colletta per dargli i soldi che avrebbe dovuto prendere se avesse concluso il suo lavoro di affissione. Quando gli danno i soldi gli dicono: «gente così anche noi della città!».
• Dissolvenza incrociata, piazza della città, Gian dorme su una panchina, viene svegliato da un fischio che riconosce essere quello del biondino che sta marciando con i soldati, li segue, chiacchierando col biondino, fino alla caserma. I soldati entrano, mentre Gian rimane fuori solo.
La musica triste e malinconica denota e sublima lo stato d’animo di Gian.
• Dissolvenza su nero,
Il tema di commento si sviluppa diventando più lirico e straziante.
 Teresa legge una lettera di Gian correggendone gli errori.
• Dissolvenza incrociata, Gian nella sua stanza scrive.
Scarne cellule tematiche, svolte da un violino solo, come è solo Gian, diventano un preludio ad un ensemble strumentale ridotto, ma di sapore orchestrale sul:
• primo piano  di Teresa.
Fine musica.
• Teresa sente il fischio del biondino che le porta un regalo di Gian.
Torna il tema giocoso di Gian e della sua alfabetizzazione.
• Dissolvenza incrociata, Milano, in piazza, due uomini con dei cartelli pubblicitari, poi altri tra cui Gian, stanno facendo la pubblicità per la «Palmolive». Arriva Teresa.
• Dissolvenza su nero, Teresa sotto un caseggiato.
Musica intradiegetica, si sente venire da un appartamento la musica di un pianoforte solo accompagnato dal suono di un ferro battuto che pare scandire il tempo metronomico e che sottolinea l’uso percussivo del pianoforte, tipico della maniera fuschiana.
• Teresa entra in un palazzo…
Il tema svolto del pianoforte si allarga fino ad essere eseguito da un complesso strumentale cameristico ma, come lo stile di Fusco insegna, il sapore ricorda un’orchestra anche se ridotta all’essenziale dando così valore ad ogni nota, ad ogni colore, ad ogni timbro, ad ogni passaggio armonico.
…incontra Gian per le scale che la prende in braccio, la porta nella sua stanza e la getta sul letto.
La musica finisce, cadenzando in crescendo, in tutti orchestrale.
Teresa ride, si baciano. La macchina da presa si muove per la stanza fino ad inquadrare la finestra (inquadratura nell’inquadratura, una sorta di rafforzativo che viene a «denunciare» la tecnica, la scrittura cinematografica) da cui si vede dall’alto un campanile ed il comignolo di una casa scarna e spoglia.
• Dissolvenza incrociata sulla finestra, ellissi temporale, ora sul davanzale ci sono delle piantine e ai vetri delle tendine. Voce off racconta. La macchina da presa si muove nella stanza a mostrare i cambiamenti avvenuti, si percepisce il tocco femminile.
La musica giocosa e altisonante racconta la condivisione felice di una coppia e la scampata solitudine di Gian.
Particolare di una cornice che contiene una foto di Gian e della  maestra.
• Dissolvenza incrociata, Gian sale le scale di corsa.
La musica cresce d’intensità (la voce narrante tace) fino ad interrompersi bruscamente su:
Gian entra d’impeto nella stanza, sua soggettiva inquadra la cornice dove ora non c’è più la foto di lui e di Teresa, il suo sguardo si posa sul tavolo apparecchiato per la cena, accanto al piatto c’è una lettera.
La musica suonata da archi e da fiati, lirica e triste, ci «racconta» la sensazione di cattivo presagio che Gian sta provando.
 Gian prende la lettera.
• Particolare della lettera, Teresa se n’è andata: «Me ne vado. Sei nato per vivere libero e adesso se io rimanessi non potresti esserlo più. Ho camminato per due mesi sulla strada sbagliata per portarti su quella giusta. Ora puoi camminare da solo». Gian butta la tavola all’aria.
La musica cadenza per finire sottolineando la presa di coscienza di Gian circa quello che è accaduto.
• Dissolvenza su nero, panorama montano.
Musica agreste e bucolica.
• Arrivo della corriera al paese, ne scende Teresa.
Fine musica.
• Teresa parla con il pastore che le dice che sono iniziati i lavori alla diga a cui lavorano tutti e che tutti ce l’hanno con lei.
Tema di Gian e della sua alfabetizzazione.
• Teresa nella casa che era di Gian vi trova il biondino, parlano.
Fine musica.
Lei gli chiede di non dire a Gian, se si scriveranno, che lei è lì e che è incinta, perché vuole che lui torni per lei e non per un senso di responsabilità verso il bimbo che nascerà. Il biondino le annuncia che l’indomani si sposerà.
Musica.
• Dissolvenza incrociata.
Fine musica.
Teresa alla scuola comunica felice al prete il suo ritorno e lui, altrettanto felicemente, le cede il posto alla cattedra.
• Dissolvenza incrociata.
Tema di Gian e della sua alfabetizzazione.
  Gian è tornato, fischia.
Fine musica sulla modulazione del fischio di Gian.
Arriva il biondino, Gian gli parla male di Teresa e lui, per tutta risposta, gli da un pugno. Dopodiché gli comunica che l’indomani si sposa. Gian lo caccia dicendogli di non dire a Teresa che lui è in paese.
Si sente la marcia nunziale come se provenisse da un Carillon.
• Il biondino e la moglie in camera da letto.
Fine musica.
Il biondino dice alla moglie che vuole andare da Gian, che non può lasciarlo solo e lei acconsente.
• Dissolvenza incrociata, panorama di montagna, si sente il «fischio» del vento.
E dal vento, che si fa musica, nasce un «motivo» angosciante, che con un tipico ostinato fuschiano a scandire il tempo, ci lascia presagire un pericolo. Qui troviamo in nuce una delle caratteristiche tipiche del comporre di Fusco che tornarà, in special modo, nelle colonne sonore da lui composte per le opere di Antonioni. Un esempio per tutti, L’avventura in cui il rumore diventa un oggetto sonoro privilegiato (5). Nella scena in cui Claudia si scusa con Sandro per averlo quasi incolpato della scomparsa di Anna (44’ 26”), dall’«ululato» del vento nasce una scala discendente, triste e sfuggente, del clarino.
Gian e il biondino stanno andando oltre il confine per contrabbandare della merce. Il biondino mette Gian al corrente della gravidanza di Teresa. A quel punto Gian decide di tornare indietro, ma gli sparano ferendolo.
La musica incalzante e tragica con il gong a scandire il tempo e forse anche gli ultimi battiti di un cuore, gli ultimi pensieri di un uomo.
  Gian scivola cadendo nello strapiombo.
• Dissolvenza incrociata, primo piano del prete che legge il giornale, arriva il biondino che lo avverte dell’accaduto, Teresa sente.
• Dissolvenza incrociata, siamo alla montagna sul luogo dell’«incidente».
Musica.
Il prete, Teresa e il biondino vanno da Gian, li sorprendono i finanzieri che li accompagnano fino allo strapiombo da dove sporgendosi vedono Gian. Il prete sposa Gian e Teresa pur restando loro sul bordo dello strapiombo e Gian giù. A nozze celebrate Teresa chiama Gian ma lui non risponde, è morto. Il vento infuria inghiottendo il grido di dolore di Teresa.
• particolare della sacca di Gian.
• Particolare del cappello di Gian.
• primo piano di Teresa.
• primo piano del biondino.
• campo totale di Teresa, del prete e del biondino.
La musica ci ricorda un requiem.
• La macchina da presa si muove in panoramica.
Cadenza. FINE.
Titoli di coda con reminiscenze e frammenti più ritmici dei «temi» usati durante il film.

 

Giovanni Fusco

N. U.: l'incontro con Michelangelo Antonioni

Nel 1948 l’incontro con Antonioni, un Antonioni alle prime armi: aveva girato solo alcuni documentari e proprio per uno di questi, N. U., chiede la collaborazione di Fusco che era, come abbiamo già avuto modo di osservare, molto attivo nel campo dei documentari.
«Nel ricordare il suo incontro con Michelangelo Antonioni, il maestro Giovanni Fusco si faceva serio, non scherzava più, come soleva fare sulla sua attività precedente, con bonario senso di auto-ironia» (6).
L’incontro fu decisivo anche perché Antonioni era, ed è, un esperto di musica (ha studiato da violinista) e fin da allora aveva le idee chiare su che cosa volesse dire per lui musica per film. Pur con incertezza e con oscillazioni una certa critica, ma anche diversi filmmaker, chiedevano un cinema più autentico fatto di «personaggi di tutti i giorni, operai, contadini, benestanti» e, malgrado le incertezze e le differenze di opinione su come attuare questa riforma, tutti, compreso Antonioni, sollecitavano questa risposta soprattutto dal documentarismo (7).


CENTRO SPERIMENTALE LA CINETECA NAZIONALE
Presenta
N. U. (1948)
Bianco e nero. Musica.
• Esterno, alba, persone camminano in campo totale.
REGIA MICHELANGELO ANTONIONI
FOTOGRAFIA GIOVANNI VENTIMIGLIA
CONSULENZA MUSICALE GIOVANNI FUSCO
ORGANIZZAZIONE VIERI BIGAZZI


• Dissolvenza su nero, passaggio di un treno, ferrovia.
• Discarica.
• Uomo sfoglia un quaderno.
• Stacco, due uomini accucciati davanti ad un fuoco, carrellata su veduta di città.
• Spazzini, voce off ne parla.
Musica di pianoforte solo che rimane in sottofondo.
Fine musica.
• La città si anima, si odono i suoi rumori.
Altra musica.
• Una donna getta dell’immondizia dalla finestra, mentre uno spazzino sta pulendo.
• Un uomo ed una donna discutono senza sonoro.
Musica.
• L’uomo strappa un foglio, lo getta in terra e uno spazzino lo raccoglie.
• Gli spazzini mangiano il loro pranzo alla discarica, uno prende qualcosa da un secchio, altri fanno la loro pausa pranzo in altri punti della città.
Musica di pianoforte e fiati.
• Maiali mangiano.
Torna il piano solo nel tema dell’inizio.
Cambio musica.
• Inquadrature dei secchi degli spazzini.
• Dettaglio di una scritta su di un muro: «W Garibaldi»
• Uno spazzino guarda la locandina di «Dove sta Zazà» per la regia di Simonelli, la sua soggettiva in avvicinamento rileva la presenza di un’altra locandina, parzialmente coperta da questa, che reca la scritta: «A ciascuno il suo destino», regia di Mitchell Leisen.
In sottofondo il piano solo malinconico, seppure a tratti barocco e virtuosistico, vagamente romantico rimanda alla voce roca e stridente della città e dei suoi contrasti, alla sua anima latente.
• Uno spazzino passeggia con una ragazza.
Fine musica.
• Sonoro rumore del treno che passa.
Riprende musica mossa in una piccola forchetta che in crescendo porta alla FINE sul campo totale di un uomo che cammina all’imbrunire.
Il commento per questo documentario è sicuramente un apice geniale, una tappa fondamentale che diventa l’inizio di una folgorante carriera contraddistinta da premi e da riconoscimenti da parte di addetti ai lavori e non, come dimostra questa dichiarazione fatta da Francesco Maselli nell’intervista rilasciatami in occasione della mia tesi di laurea:
La musica di Fusco per questo documentario ci emozionò tutti, fu geniale il modo in cui venne inserita nel film, così che da quel momento in poi si guardò a Fusco come un personaggio determinante nel panorama della musica per film..

Giovanni Fusco

WARNER BROS
Presenta
L’AMOROSA MENZOGNA
di MICHELANGELO ANTONIONI
con ANNA VITA, ANNIE O’HARA, SERGIO RAIMONDI, SANDRO ROBERTI
Fotografia RENATO DEL FRATE
Assistente alla regia FRANCESCO MASELLI
Organizzazione MIRTO MONDEI
Produzione associata FILMUS EDIZIONI FORTUNA ROMA
Bianco e nero. Musica su titoli: canzone Serenata celeste, «celeste come gli occhi di una donna che rassomiglia tanto ad una Madonna».

• Dissolvenza su nero, esterno giorno, campo totale, un camion del trasporto dei giornali, dei facchini trasportano pacchi di giornali al camion. Voce off parla dell’editoria ed in particolare cita i nomi di «giornali a fumetti».
Canzone e voce off fine.
• Distribuzione dei giornali, gente che li acquista.
Musica.
• Voce off parla dei lettori di questo tipo di periodici, mentre si vedono in successione inquadrature di persone che leggono: «lettori umili, per la maggior parte, che vi trovano uno svago a buon mercato, un cinematografo tascabile ed anche un consigliere sentimentale. Ma questo genere di romanzi ad immagini disegnate è ormai superato, oggi è di moda il fotoromanzo». Un uomo incolla dei manifesti di L’amorosa menzogna, la storia di tutti coloro che soffrono e che lottano per il loro amore conteso. Anna Vita e Sergio Raimondi, gli interpreti che non dimenticherete mai.
• Stacco, la voce off presenta Sergio Raimondi di professione meccanico.
• Anna Vita arriva al teatro di posa. Descrizione della realizzazione del fotoromanzo.
Piano e tromba dialogano contrappuntando in sottofondo.
• Annie O’Hara e Sandro Roberti.
• Il regista dà le indicazioni hai suoi attori che sono in posa come per brindare, ma senza calici. Appaiono sulle loro teste le battute nelle vignette.
• Stacco, mezzo primo piano del regista che fa dei gesti di approvazione, sembra quasi un direttore d’orchestra e la matita che reca in mano pare richiamare nelle sue movenze la bacchetta del direttore…
…la musica accompagna i suoi gesti proprio come se effettivamente fosse lui a dirigerla. Due accordi cadenzano uno sulla mano del regista ed uno sul primissimo piano del fotografo dietro la macchina fotografica, fine musica.
• Stacco, sulla camera oscura.
Il pianoforte solo svolge un tema di sapore dodecafonico a tratti vagamente dissonante che ci ricorda la Sonata per pianoforte del 1924 di Stravinskij.
• primissimo piano della foto che viene sviluppata.
• primissimo piano di mani che sfogliano il fotoromanzo in questione, L’amorosa menzogna.
• Stacco, primissimo piano di una lettera, la voce off la legge, è un’ammiratrice di Sergio Raimondi.
Canzone Serenata celeste.
• Sergio vestito in tenuta da lavoro, con la sua tuta da meccanico, insieme ad altri colleghi, si trova in una specie di fabbrica di macchine. Le fans lo accolgono entusiaste, una bimba balla per lui.
• Un uomo e una donna in bici, la voce off legge un’altra lettera, questa volta è indirizzata a Sandro Roberti.
• Campo totale dell’uscita dell’ufficio postale, esce una donna, Annie O’Hara, mentre cammina, leggendo una lettera. La voce off la legge per noi. Annie arriva alla fermata del tram, ma presa dalla lettura lo perde.
Versi finali della canzone Serenata celeste, acuto finale: FINE e sul nero la cadenza finale.

Giovanni Fusco

SUPERSTIZIONE

• Primo piano strada, un gatto nero la attraversa, musica sinistra di flauto, la mdp segue il gatto. Un accordo di piano sincopato introduce e accompagna il titolo.
• La Mdp si ferma su di un muro, mentre il gatto esce dall’inquadratura.
• stacco il gatto rientra, attraversa l’inquadratura ed esce portandosi dietro la scritta:
fotografia di G. VENTIMIGLIA
Musica di G. FUSCO
commento di G. GUERRIERI
• un nuovo accordo del pianoforte solo accompagna una dissolvenza sul nero. Primo piano di una donna in strada che si trucca.
Il piano virtuoso e con reminiscenze jazz tiene una nota tremula fine alla fine della
musica (50”) su:
• lo specchio della donna cade rompendosi. La voce off dice per 7 anni non ti sposerai.
• Primo piano della donna riflessa nello specchio rotto.
• Primo piano del campanile
La musica riprende, potrebbe essere armoniosa se non fosse per l’ostinato ritmico
e percussivo dell’organo e del piano che dialogano.
• La mdp si muove ad inquadrare una donna che compie un rito di augurio per il figlio, mentre la voce off lo descrive.
• Altra donna, altro rito la musica continua protagonista.
• Atro rito, fine musica 2.45.
• Ragazza in campagna
I tamburi del commento sonoro diventano come un inserto psicologico ancestrale che ci ricorda la nostra origine.  
• Un Mago ripiega un foglietto in cui ha messo dell’erba.
4.17 una melodia stridula suonata da un flauto portato alle sue estreme possibilità annuncia il prossimo rito.
• Primo piano di due piatti, una vecchia toglie il malocchio ad un giovane.
Il pianoforte si insinua in un sinuoso dialogo con il flauto per poi soppiantarlo minaccioso.
• La voce off dice: «se qualcuno ti vuol male fagli una fattura». Descrivendo poi le modalità di azione con il pianoforte a sottolineare inquietante le parole e le immagini. Morte di una vipera per mano di una donna che prima gli schiaccia la testa con un sasso e poi la bruca la vipera nel fuoco si contorce agonizzante.
Ostinato di due note acute e squillanti.
6.42 tornano i tamburi
• stradina di paese, passa il prete
• la donna sparge la cenere della vipera davanti alla porta del nemico e poi alle sue spalle la voce off annuncia che di lì a poco anche lui sarà cenere.
742 l’organo e il flauto suonano una melodia scarna, cruda ed ecclesiastica. Si unisce il pianoforte suonato percussivamente e la musica diventa sempre più ritmica e incalzante poi torna lenta per incalzare di nuovo sul
• Primo piano del campanile. Nero FINE cadenza finale.

Giovanni Fusco

LA VILLA DEI MOSTRI

• Panoramica di una cittadina.
Musica dolce e orchestrale di piccola orchestra
DI MICHELANGELO ANTONIONI
• Dissolvenza su nero: Primo piano di mura di città su cui una tavola di marmo reca la scritta: «tedesco para»
22” musica leggermente barocca
• La voce off racconta la storia di Bomarzo, un paesino del viterbese, come fosse una guida di un giro turistico, contemporaneamente la mdp illustra ciò che dice. Piano descrittivo e contemporaneizzato al racconto.
Musica senza soluzione di continuità con un ritmo molto presente che la fa da protagonista, gestito dalla Voce off e dalla musica nel contrasto con le riprese molto descrittive e a tratti lente con stacchi, raccordi, piccole carrellate e panoramiche.
• Veduta del paese dal campanile. La voce off da indicazioni su come arrivare a Bomarzo al fantomatico professore che è stato il suo silenzioso interlocutore per tutto il documentario.
• NERO. FINE

Giovanni Fusco

La collaborazione con Francesco Maselli

«I suoi mezzi di documentarista sono tanto sicuri che anche ad una produzione di tipo giornalistico egli riesce a dare senso e una vivace corposità» (8). Corposità resa possibile anche grazie agli splendidi contributi delle musiche di Fusco a cui Maselli riconosce il giusto merito a volte anche a discapito del proprio. «Le musiche più geniali di Fusco sono quelle che compose per i miei documentari. Ce n’è uno in particolare su una Fiera italiana che non è certamente uno dei miei migliori, ma per il quale Fusco compose una musica veramente notevole e geniale» (9).
«Il suo universo filmico non è autoreferenziale, né suo referente è il cinema stesso. Il cinema per lui non è sostitutivo del mondo ma un mezzo per scoprirlo e analizzarlo» (10).


BAMBINI

1. Piano con accezioni medievaleggianti e romantiche con fioriture.
Bambini giocano in sobborghi con giochi di fortuna, sedie ed altri oggetti.
2. 3:00 fine musica.
3. 3:03 musica cambia (più strumenti) è un poco più angosciante, meno lirica con degli ostinati un poco lugubri.
Bimbo gioca con il fango.
Bimbe giocano a fare le donne di casa o le mamme.
1. Uso della musica più descrittivo rispetto a quello dei lungometraggi non documentari.
«… Questi bambini pare vogliano indicarci a modo loro un margine dimenticato di fantasia qualche piega ignorata di quella realtà che siamo sicuri di conoscere profondamente di possedere ma non è facile seguirli per tale strada, impossibile, forse, come è impossibile tornare bambini».
FINE 9:21


FESTA A POSITANO

1. Sui titoli inizia il contrappunto di un mandolino con una chitarra dolce e malinconica; inizia la voce narrante, mentre la musica resta in sottofondo.
Costiera amalfitana, un motoscafo solca il mare del golfo di Positano, barche in rada, il paese di Positano arroccato sul mare, costruzioni del paese, architettura arabo-saracena delle sue case, stradine del paese, piani e terrazze del paese, torre saracena a picco sul mare.
2. Fine musica.
Paesani affacciati ad una finestra, una donna appende gli stendardi per la festa.
3. Un trionfale squillare di trombe arriva quasi a preannunciare il contendere.
Preparativi per la festa, ragazzi stirano degli stendardi stesi su un muretto davanti alla loro casa, un uomo prepara dei pupazzi, bambini seduti sulla sabbia intrecciano dei nastri, a lato sono accatastati gli elmi dei due eserciti che daranno vita alla festa, cristiani e saraceni.
4. Riprende musica di 1.
Un falegname nella sua bottega prepara armi di legno, mentre il suo aiutante sagoma delle scimitarre con la sega elettrica.
Sulla spiaggia vengono preparate delle grandi vele.
Presentazione dei paesani che interpretano i ruoli dei vari personaggi nella rappresentazione.
Chiesa di Positano.
5. Musica di festa più mossa quasi ballabile stesso tema di 1.
Un ragazzo corre per le strade del paese portando i costumi.
I partecipanti indossano i costumi d’epoca e si truccano.
Sulla spiaggia, quelli che fanno parte dell’esercito saraceno, si svestono e indossano i costumi saraceni, più tardi indossano i costumi anche quelli che interpretano l’esercito cristiano.
6. Fine musica. Suono della campana,  3 rintocchi.
È sera, al suono della campana della chiesa tutti si dirigono verso la spiaggia, dove ha inizio la rappresentazione.
7. Sull’inizio della rappresentazione musica trombettistica da battaglia quasi ad annunciare la battaglia come nel reale; ostinato di gong, tamburi e campana. 
Tutto il paese assiste a questa rievocazione.
Rappresentazione realistica.
I Saraceni vittoriosi si imbarcano per andarsene, musica cresce d’intensità. Piatti, fine musica, gong.
Apparizione dell’angelo che ferma il viaggio dei Saraceni, torna la melodia del mandolino di 1 più mossa che nel contrasto di questo strumento etnico con la melodia suonata sottolinea il pentimento dei Saraceni. FINE.

FIORAIE
PRODUZIONE ASTRA CINEMATOGRAFICA

Un quartiere di Roma.
Una donna esce dal portone della sua casa e si avvia.
V.le Trastevere di prima mattina poi il lungotevere davanti al Palazzaccio.
La donna continua il suo cammino per la città, sotto i platani dei lungotevere.
La donna acquista violette dai venditori ambulanti e dai negozi dei fiori.
1. Musica con ascendenze medievali e romantiche che viene contestualizzata nello stile fuschiano dal contrasto realizzato nel farla suonare da una chitarra moderna. Similitudine con “Love story” soprattutto nell’entrata del flauto che “canta” la melodia triste e malinconica.
Il Pincio e gli altri scorci di Villa Borghese: le donne con i mazzetti di violette a gruppi si siedono a sistemare le viole in piccoli mazzetti con la carta stagnola.
2. Musica cambia diventando più dichiaratamente moderna e denotativa del lavorio delle donne.
Le donne bagnano i fiori nelle fontane.
Segue la vendita dei mazzetti ai passanti di Villa Borghese e in altre strade della città.
Alcuni signori si litigano un mazzetto di viole.
Le donne sedute a Trinità dei Monti sotto la chiesa e sui parapetti della scalinata.
Alcune donne davanti a Porta Pinciana, altre a Villa Borghese.
3. Altro cambio di musica che diventa vagamente spagnoleggiante e distesa con arpeggi di chitarra a volte leggermente aggressivi per poi tornare dolci.
Due donne litigano e si strattonano sedute su una panchina.
Le donne al tramonto mangiano sedute sulle scale di Trinità dei Monti poi contano i soldi e bagnano i fiori rimasti.
Le donne vanno via.
Una di loro rientra in una delle baracche della periferia di Roma dove abita.
4. Musica evolve ritornando al tema di 1 ripetendosi nella sua interezza fino a cadenzare sulla FINE.

Giovanni Fusco

NIENTE VA PERDUTO

• Sui titoli un fischio modula una melodia accompagnata dalla chitarra, fine titoli fine musica.
Il traffico cittadino a Roma.
1. Niente musica solo rumori del traffico cittadino.
I grandi palazzi squadrati della periferia romana.
Cartello con la scritta «compro stracci, rame, piombo, rottami di macchine per cucire, ferro, ghisa, bottiglie… tel. 564741».
I robivecchi partono dalle loro zone per camminare molte ore alla ricerca di cose da raccogliere.
V. dei Cappellari a Roma è la strada dove i cenciaioli possono rivendere le cose raccolte.
Un uomo si lava il viso con il sapone ad una fontanella pubblica.
Il rigattiere prepara il suo carretto e i sacchi di iuta che conterranno gli oggetti divisi.
Le botteghe dei compratori vengono aperte e alcuni oggetti vengono esposti direttamente in strada.
2. Piano vagamente jazzistico.
Gli stracciaroli di Roma partono dalla stazione Termini per il loro giro quotidiano.
3. Niente musica: traffico.
Il loro mestiere è dato dalle capacità individuali, dall’abilità e dal caso.
Uno straccivendolo chiede in giro, mentre un altro raccoglie dai contenitori dell’immondizia.
Uno straccivendolo ritira una branda da un’abitazione, un altro ancora paga ad una signora una tanica di vetro.
I portieri sono i migliori informatori per i cenciaioli, nessuno meglio di loro sa se ci sono cantine da svuotare o retrobottega da pulire.
Il rigattiere passa per una strada di periferia e lancia il suo richiamo.
Una donna con una bambina in braccio gli vende una scatola di alluminio rotta, la pesatura con la bilancia.
A mezzo giorno c’è la sosta per il pasto e comincia la valutazione delle cose raccolte.
Una pentola di alluminio, una scarpa con la suola bucata, un letto in ferro, una sedia rotta, pezzi di una macchina a gas, giornali.
4. Torna il fischio dei titoli d’inizio con la melodia che si sviluppa in modo circolare.
In una zona fuori Roma ci sono delle caverne dove alcune persone fanno la cernita degli stracci raccolti.
Tre donne dividono gli stracci in 10 gruppi per poi metterli in delle ceste di vimini, i più importanti sono quelli di lana e quelli bianchi.
Queste ceste di stracci vengono portate con un camion a Prato, gli stracci lavati e sterilizzati vengono rinfusi in altri tessuti.
5. Fine della melodia precedente. Inizia una canzone cantata da una donna come fosse un disco o la radio, ma non viene confermato da nessun particolare. Il ritmo della canzone è un ballabile, un boogie-woogie.
Nel primo pomeriggio gli straccivendoli arrivano in V. dei Cappellari per la rivendita della merce.
La pesatura degli oggetti in ferro o di altri metalli.
Una macchina per scrivere, pezzi di una macchina a gas, cavallini, giocattoli rotti, un’armatura.
La separazione del ferro dagli altri metalli con un uomo che ribatte un pezzo.
Le bottiglie vengono divise in spumante, liquore, semplici, varie e penicillina; tutta la famiglia contribuisce alla divisione delle bottiglie nelle ceste, anche una bimbetta.
Le gomme di auto e camion radunate.
Due bambini giocano con una spada ed una pistola antiche.
Un camion settimanalmente porta via bottiglie, ferro e stracci.
6. Piano solo simile a 2.
Nel primo pomeriggio V. dei Cappellari, la giornata di lavoro giunge al termine.
7. Dissolvenza su nero torna la melodia fischiata dei titoli di inizio e di 4 FINE.

PALIO MARINARO

Veduta di Livorno dai canali.
Antichi muraglioni della città.
Livornesi ai tavoli delle osterie della città.
Marinai lavorano al porto nel carico e scarico di merce dalle navi e in altre operazioni mercantili.
1. Musica di mandolino e chitarra dolce e festante con un tema circolare fino a cadenzare, fine.
Biciclette in giro nei quartieri e nel porto della città.
2. Musica cambia con tono vagamente spagnoleggiante, chitarra pizzicata e vagamente malinconica a tratti soul.
Marinai lavorano alla manutenzione dei gozzi.
Poi i marinai si cambiano per gli allenamenti e prendono posto sui gozzi messi in acqua.
3. Evoluzione di 2 con aggiunta di altri strumenti e con virtuosismi tremuli e lirici, accenni da gag comica alla Chaplin.
Partenza di un gozzo con l'equipaggio al completo, allenamenti nello specchio di mare davanti a Livorno.
4. Fine musica che riprende alla partenza del gozzo uguale a 3 nel momento in cui il gozzo prende il largo
Volti dei marinai durante lo sforzo del remare.
5. La musica incalza con un ostinato fino a tornare ad un arpeggio di chitarra sola.
Folla sui moli del porto e su imbarcazioni che assiste agli allenamenti, poi la folla numerosa e festante assiste al palio.
Imbarcazioni in gara durante il Palio Marinaro.
6. Torna musica di 3.
«Quello che ci interessa non è la gara in se ma quello che c'è dietro, tutto il lavoro, l'aspetto umano del lavoro e l'entusiasmo dei giovani di Livorno».
7. Cadenza. FINE.

UNA FIERA ITALIANA
Di Francesco Maselli
Un cortometraggio realizzato da Franco Cucchini
Per la Filmstudio
Fotografia  Giulio Pianini
Aiuto regista Francesco Degli Espinosa
Musica Giovanni Fusco

Titoli su un quadro che ritrae uno scorcio di vita medievale.
1. musica bandistica con cadenza a finire su fine titoli.
Dissolvenza su nero.
2. musica dolce e malinconica di archi 1° tema.
Voce off («non importa dove né quando, in un giorno di settembre, in un tipico paese italiano, una tipica fiera italiana…») su vedute del paese «apparato» per la fiera.
3. 2° tema, piano e violino vagamente zigano struggente eppure rigoroso e non ridontante.
Accampamento degli Zingari la voce off parla della loro vita e del fatto che ovunque ci sia una fiera ci sono anche loro. Inquadrature illustrative della vita degli Zingari.
Dissolvenza su nero. Fine voce off.
4. 3° tema, musica da fiera e bandistica con fiati in primo piano, che pare alludere all’esistenza di una musica intradiegetica.
Immagini della fiera.
5. fine musica sul primo piano di una giovinetta con un bimbo in braccio che guarda estasiata qualcosa.
Soggettiva della ragazzina ad inquadrare in carrellata una raffigurazione di una scena di giungla.
6. percussioni a ritmo sempre più incalzante.
Stacco visivo e musicale. Si ritorna sulle immagini della fiera.
7. torna il terzo tema che viene svolto con ritorni circolari.
La macchina da presa va ad inquadrare il palco della fiera su cui si sta esibendo la banda con due ballerine.
Qui abbiamo la conferma di quanto affermato al punto 4 che questo tema è trattato in maniera intradiegetica.
Stacco visivo e musicale. Si torna alle immagini di vita dei Zingari
8. torna il secondo tema quello degli Zingari.
Dissolvenza su nero. Voce off torna per raccontare la fine di questa giornata.
9. torna il terzo tema in sottofondo.
Dissolvenza su nero. Torna l’immagine dei titoli d’inizio.
10.  tutti orchestrale. FINE.

Questa colonna sonora è sicuramente una delle più geniali di Fusco, anche se poco considerata proprio in virtù del fatto che il documentario per cui è stata creata non era la migliore realizzazione dell’autore per sua stessa ammissione.
Qui possiamo trovare tutte le migliori qualità della maniera fuschiana e l’esemplificazione di quegli aspetti stilistico-formali, tipici e caratteristici, della sua sintassi «linguistico-musicale» da me riassunti e individuati in cinque punti nella prima puntata di questa pubblicazione. L’eclettismo del punto 4 in cui la varietà delle esperienze compositive del Maestro si concretizza nell’uso di un repertorio bandistico che potrebbe apparire banale se non fosse che dopo il punto 7 viene dichiarata intradiegetica con l’inquadratura della banda che si esibisce sul palco. L’essenzialità esemplificata dagli impasti sonori con l’inserimento di strumenti popolari o etnici come nei punti 2 e 3. L’aforismo musicale, dove il tematismo tradizionale hollywoodiano viene superato nel leitmotiv inteso in senso wagneriano come elevazione degli avvenimenti alla sfera dei significati metafisici (11). L’economia semantico-espressiva nel creare l’atmosfera piuttosto che descriverla. Il contrappunto nel prendere i modelli e le forme decontestualizzandoli e trasformandoli in archetipi, per poi ricontestualizzarli nel suo linguaggio e nel suo stile: punti 3, 4, 5 e 6.

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Giovanni Fusco

 

NOTE:
1. Maria Rosaria Donati, La sensibilità dello sguardo: il cinema etnografico, a cura di Andrea Roberti e Graziano Brunori, www.shortvillage.com
2. Cfr., Bernagozzi G., Il cinema corto, La Casa Usher, Firenze 1979, p. 30.
3. «Fusco era un uomo semplicissimo, un vero artista, un artigiano, nel senso buono del termine, anche se, il suo non essere un intellettuale, il suo non parlare delle sue opere e del suo operato, il non aver lasciato degli scritti «programmatici», è diventato un suo limite e lo ha reso ignoto ai più. Resta, comunque, il fatto che esistono pochi artisti come lui. Ha segnato, anche con la sua umiltà, una svolta, è stato lo spartiacque tra due modi di fare musica per film». (Intervista telefonica rilasciatami, gentilmente, dal prof. Ermanno Comuzio)
4. Bernagozzi G., Il cinema corto, La Casa Usher, Firenze 1979, p. 30
5. Cfr., Roberto Calabretto, Giovanni Fusco: musicista  per il cinema di Antonioni, in AA. VV., Le sonorità del visibile. Immagini, suoni e musica nel cinema di Michelangelo Antonioni. Atti del convegno tenutosi a Ravenna il 21-22 maggio 1999, Longo Editore, Ravenna, 1999, p. 61.
6. Ermanno Comuzio, L’anima sonora del regista ferrarese, in «Segnocinema», VI, 25, novembre 1986, p. 33.
7. Cfr. Pellegrini, Il documentario: ieri, oggi, domani, in «Bianco e Nero», 9, settembre 1942, p.36
8. Oreste Del Buono, I cortometraggi, in «Cinema nuovo», 7, maggio 1953, p. 188.
9. Intervista a Francesco Maselli, rilasciatami in occasione della mia tesi di laurea.
10. A. Narciso, Interrogando la realtà con un corpo virtuale, in AA. VV., Francesco Maselli. L’occhio e il ritmo, a cura di Mino Argentieri, Associazione culturale «Il barattolo», con il contributo della regione Campania, 1994, 10. 
11. Cfr., T. W. Adorno e H. Eisler, La musica per film, Newton Compton, Roma, 1975, p. 22-23

 

 
   
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